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Tutta un’altra luna

La vittoria di Barack Obama è di quelli che hanno l’età di Barack Obama, e di quelli che ci hanno investito tutte le speranze e gli altruismi che finora non avevano mai avuto l’occasione di usare e che il tempo non aveva ancora sbriciolato. Sono loro che lo capiscono, sono loro che appartengono a quel mondo, alla retorica sincera della speranza e del migliorare il mondo che è nei suoi discorsi, alla modernità che è stata nella sua campagna, alla leggerezza poco pomposa che sta nelle sue discrete consapevolezze, a una comunicazione fatta di immagini e comune interesse per il futuro. Sono loro che la nottata di ieri l’hanno seguita sui blog e in rete, che si sono congratulati con migliaia di mail, che hanno festeggiato assieme dai quattro angoli del mondo; che hanno saputo capire cosa succedeva a ogni nuovo dato e non farsi ingannare da notizie sbagliate o male interpretate, come nel frattempo avveniva nei talk show televisivi. Sono loro che si sono abbracciati, l’altra notte, e sono stati felici di una cosa che alla fine neanche li riguardava, a giudicarla con lo sguardo distaccato dei loro padri. Felici di una gioia vera, buona, lieve delle soddisfazioni incattivite e “contro” che gravano spesso sugli altri eventi con cui hanno a che fare. Non è per Bush, che sono felici, né per i bianchi razzisti, e McCain lo hanno apprezzato e molto. Sono felici perché questa è una cosa che sentono infine dentro il loro tempo, una cosa che è come loro, e che conoscono. Il mondo di fuori adesso assomiglia al loro mondo, la vita del mondo alle loro vite, non sono più controcorrente. Obama è uno di loro, e uno dei migliori. Hanno messo piede sulla luna, finalmente. Ed è tutta un’altra luna.

da Wittgenstein